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Autore: Tommaso Dilonardo 21 giu, 2017
Il licenziamento è sempre e comunque un evento traumatico, che mette in discussione l'esistenza del licenziato e della sua famiglia. Soprattutto in un sistema economico come quello italiano dove l'entrata nel mondo del lavoro incontra troppi ostacoli.
Il nostro studio si fa carico della impugnazione del licenziamento, della successiva fase giudiziale, della eventuale trattativa, e degli atti necessari alla veloce esecuzione della sentenza.
Autore: Tommaso Dilonardo 11 mag, 2017
Se il contratto di assunzione è part-time, ma si lavora più delle ore previste dal contratto, tali ore sono supplementari e devono essere retribuite. Se le ore effettive di lavoro sono sempre maggiori dell'orario previsto dal contratto, nonostante tali ore siano regolarmente retribuite come supplementari, il lavoratore subisce comunque un danno per almeno due ragioni: le ore supplementari non sono considerate per il calcolo di quasi tutti gli istituti contrattuali; le ore supplementari, non essendo previste dal contratto part-time, potrebbero non essere più richieste e il lavoratore si troverebbe all'improvviso con un monte ore ridotto.
Quando lo svolgimento concreto del rapporto di lavoro part-time comprende sistematicamente delle ore supplementari, il lavoratore può chiedere in sede giudiziaria che le ore supplementari siano considerate ore di lavoro ordinarie, quindi con un part-time più ampio ovvero, se del caso, con un full-time.
Autore: Tommaso Dilonardo 09 mag, 2017
Il mobbing può riguardare tutte le categorie di lavoratori. L'azione mobbizzante è di solito subdola, dunque apparentemente inesistente e mirante a un fine illecito. Le cause sono molteplici, ma l'obiettivo è sempre uguale: mettere a disagio il lavoratore affinché decida di dimettersi. I casi in cui si crea disagio al lavoratore per altri motivi esula dal nostro compito illustrativo in queste poche righe e può formare oggetto di indagine in ambito penale. Un lavoratore, sia esso apprendista, operaio, impiegato, quadro, dirigente, se è troppo bello o troppo brutto, se veste alla moda o no, se è simpatico o antipatico, se è troppo o poco bravo, se tende ad assecondare troppo o poco il datore di lavoro o i superiori o i colleghi, insomma in qualunque situazione egli, lavoratore, si evidenzi in un rapporto di lavoro, può divenire oggetto di una particolare e sgradita attenzione, da parte di colleghi, superiori o datore di lavoro. I colleghi che iniziano a criticare alle spalle il malcapitato, che si rifiutano di scambiare due chiacchiere con lui nelle pause, che lo escludano dalla pausa caffè, che sul lavoro non gli forniscono le informazioni necessarie perché il lavoratore mobbizzato svolga serenamente il suo lavoro: l'esempio più elementare è che sia necessaria una password e che questa venga fornita errata o non venga fornita affatto. Nell'esempio fatto, quello che accade, si chiama mobbing orizzontale. Il datore di lavoro che per esempio tolga le mansioni a un dipendente lasciandolo senza far niente, che gli assegni un ufficio senza finestre, che lo rimproveri senza rispettare le regole legali, che lo faccia oggetto di procedimenti disciplinari che sistematicamente non culminino in provvedimenti sanzionatori, questo sarebbe il cosiddetto mobbing verticale. Questi sono alcuni esempi degli infiniti fatti che possono dare luogo al mobbing. Va anche detto che del nome mobbing si fa spesso un uso improprio, nel senso che fatti che trovano la loro spiegazione giuridica nell'ordinario diritto del lavoro sono stati proposti troppo spesso ai tribunali come mobbing, e che questo non ha giovato a questo importante istituto giuridico. Chi è oggetto di mobbing può rivolgersi a un tribunale per chiedere che siano accertati i fatti che egli ritiene che lo abbiano danneggiato, ma avrà diritto a un risarcimento solo se sarà in grado di provare in giudizio di aver subito un danno patrimoniale o non patrimoniale e il nesso causale di questo con i fatti indicati. Provare tutto questo è tutt'altro che facile: considerato che al momento non esiste alcuna norma specifica per il mobbing, e che per agire giudizio si fa riferimento a normative, del tutto eccellenti, ma pensate e scritte per tutta una serie di casi e non specificamente per il mobbing (art. 2087 c.c.).
Autore: Tommaso Dilonardo 06 mag, 2017
Il lavoratore licenziato ha diritto a una indennità solo nel caso che il licenziamento sia illegittimo, vale a dire solo se il licenziamento viola qualche norma. Il licenziamento dev'essere impugnato, a pena di decadenza, entro 60 giorni dal giorno in cui se ne viene a conoscenza. Il ricorso dev'essere depositato presso il tribunale competente entro i 180 giorni successivi.
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